E’ sotto gli occhi di tutti ciò che sta attualmente accadendo. Stiamo assistendo ad un vero e proprio esodo biblico, con centinaia e centinaia di disperati che fuggono dai territori in guerra del continente africano o dalle persecuzioni politico-religiose del neo nato ed autoproclamato stato islamico per cercare rifugio in Europa, “sfruttando” la vicinanza geografica della nostra penisola per tentare di approdare in territori più sicuri, trovando però una morte atroce quando si affidano nelle grinfie di scafisti senza scrupoli per i quali un facile guadagno vale ben più di qualche misera esistenza, fossero anche di donne e bambini in tenerissima età.
Non vogliamo, in questa sede, lanciare strali contro l’indifferenza degli altri Paesi europei, sordi e lontani dagli approdi, e non solo da un punto di vista geografico. Non vogliamo approvare o criticare le attuali scelte ed interventi governativi in campo nazionale o unirci al coro di chi si limita a lanciare slogan propagandistico/statalisti o per converso di finta solidarietà senza arrivare al nocciolo del problema. Vogliamo solo e semplicemente dire una cosa. E cioè che la spinta di solidarietà che, come appare, alimenta la maggior parte degli italiani, con i poliziotti in testa, ormai giornalmente e massicciamente impiegati su tutto il territorio – e particolarmente nei punti di sbarco, smistamento e transito dei migranti – non può comportare come paradossale conseguenza il maggiore sacrifico proprio a carico di chi vene chiamato più di ogni altro a fronteggiare una emergenza dalle proporzioni immani. Non si può pensare di gestire in “emergenza” anche la programmazione di servizi e risorse, perché altrimenti il rischio, anzi la certezza, è di sprecare risorse utili e creare inique ed ingiustificate disparità di trattamento, a parità di condizioni. E questo è proprio quello che sta accadendo proprio in una delle zone del territorio maggiorente interessata dall’ emergenza migranti: Ventimiglia. E’ stato segnalato, invero, che le maggiori sperequazioni avvengono in danno del personale di Polizia del Settore Polizia di Frontiera.
Si rammenta, in proposito, che il personale delle pattuglie del Settore Frontiera sono impegnate per i servizi de quo con turnazione H24, trovandosi a fronteggiare circa 250 riammessi al giorno, ricevuti per la valutazione diretta in zona ponte San Luigi al confine nazionale e poi trasportati fino alla stazione ferroviaria di Ventimiglia in gruppi da 12 a 40 unità, con tutte le problematiche susseguenti alle resistenze degli interessati all’ intervento di respingimento alle frontiera operato. Orbene, proprio questo gruppo di valenti e sacrificati poliziotti è l’unico che, allo stato, non percepisce l’indennità di OP, per converso (giustamente) riconosciuta al personale della Questura e dei Commissariati di P.S. della provincia che sono impiegati a vigilare le strade di accesso al valico di San Ludovico e San Luigi, oltre al personale del Reparto Prevenzione Crimine che effettua una vigilanza dinamica nelle zone di confine. La portata della crisi, inoltre, ha reso necessaria la presenza di personale aggregato in Questura: ma nessuna aggregazione è prevista in favore del Settore di Frontiera, nonostante l’ incalzare della stagione estiva (che favorirà, grazie alle condizioni meteo-marine maggiormente favorevoli, sbarchi sempre più massicci) e nonostante quel Settore si trovi ormai costretto ad affrontare una “crisi clandestini” a cadenze cicliche e, ahimè, ormai prevedibili. Per non parlare della assenza di mezzi e strumenti idonei: si pensi che al Settore di Frontiera di Ventimiglia difettano veicoli con separatori (si ricorre a quelli della CRI quando disponibili), al pari dei dispositivi di prevenzione rischi biologici. E il Movimento dei Poliziotti Democratici e Riformisti non può rimanere insensibile alle giuste rivendicazioni dei colleghi, perché su tutto si può passare, ma mai su dignità, sperequazioni e sicurezza. E quindi riteniamo indifferibile ed urgente il potenziamento, anche temporaneo, del personale del Settore Frontiera di Ventimiglia e dell’assegnazione di strumenti e mezzi che garantiscano, perlomeno al minimo, sicurezza, del servizio e degli operatori che ogni giorno sono impiegati in un settore in cui i rischi per la salute e per l’ incolumità fisica sono concreti e non ipotetici, sia in considerazione delle accertate patologie, alcune delle quali anche gravi da cui risultano parte dei migranti, sovente in precarie condizioni psico-fisiche, sia anche di prevedibili gesti inconsulti dettati dalla disperazione o, peggio ancora, da fanatismi politico-religiosi. Sotto l’aspetto più squisitamente economico, va riconosciuta anche al personale della Frontiera di Ventimiglia – ed in via retroattiva – l’indennità di OP già percepita personale di altri Uffici impiegati nei medesimi servizi.
Si resta in attesa di urgente riscontro.
IL SEGRETARIO GENERALE NAZIONALE
Antonino ALLETTO
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