Dopo aver letto e condiviso la nota inviata dalla nostra Segreteria di base dell’XI Reparto Mobile alla nostra Segreteria Provinciale di Palermo , abbiamo deciso di renderla pubblica sul nostro sito nazionale affinché tutta Italia possa leggerla e comprendere il sentimento dei nostri colleghi che operano quotidianamente in prima linea sul fronte dell’immigrazione con grande senso umano e con indubbio spirito di servizio. Una lettera aperta inviata dopo le farneticanti dichiarazioni di Amnesty International
IL DOCUMENTO
Questa segreteria di base alle lezzose calunnie di Amnesty International Italia non può non rispondere e non deve rimanere in silenzio.
L’XI Reparto Mobile di Palermo è in assoluto tra i reparti mobili più impegnati DA SEMPRE ed in prima linea nei centri d’accoglienza e negli Hotspot non solo per motivazioni connesse alla loro ubicazione geografica (essendo la maggior parte di essi ricadenti sul territorio isolano) ma anche per una innata e genetica predisposizione professionale volta alla vera e reale accoglienza.
In numerose occasioni il personale di detto reparto ha supplito, materialmente e rapidamente, all’assenza di alcuni generi di assistenza che sarebbero dovuti provenire non solo da Amnesty International (tra l’altro raramente presente nei siti indicati) ma talvolta anche da altre “blasonate” ONG.
In prima linea a Lampedusa, fin dagli albori dell’emergenza immigrazione, i colleghi del Reparto Mobile di Palermo si sono da sempre distinti per capacità professionale ma soprattutto per UMANITA’. Senza mai venire meno ai loro obblighi istituzionali, i colleghi dell’XI Reparto Mobile, si sono nel tempo trasformati in infermieri, in soccorritori, in bagnini, in religiosi, in cuochi, in dispensatori di giocattoli, in clowns, in insegnanti di italiano, in distributori di leccornie e soprattutto si sono distinti per l’essere stati quel <<Poliziotto Amico>> che questa povera gente non aveva mai conosciuto nei loro paesi d’origine.
I meravigliosi colleghi del Reparto Mobile di Palermo ascoltano da più di 20 anni storie orribili fatte di violenze e soprusi raccontate loro proprio dagli stessi migranti NON rimanendo indifferenti e molte volte commuovendosi al punto da provare un’empatia così forte da metabolizzarla fisiologicamente.
Negli anni trascorsi immersi in questa enorme tragedia umana, che è l’emigrazione dall’Africa, i colleghi hanno continuamente cercato la collaborazione da quelli che si autodefiniscono “volontari” e che invece percepiscono ricompense mensili, economicamente, pure superiori talvolta allo stesso stipendio dei poliziotti medesimi. Affrontando molto spesso disagi di natura logistica non si sono mai risparmiati nel prodigarsi ben oltre i loro doveri istituzionali.
In tutto questo tempo trascorso nei CIE ed in ultimo nei neo-nati Hotspot i colleghi hanno continuamente atteso una collaborazione che invece non è mai venuta dalle ONG, poche volte, presenti sul posto in via continuativa così come invece si verifica per il Reparto Mobile di Palermo ed, invece, proprio da queste ONG hanno SEMPRE ricevuto interferenze, talvolta di natura ostruzionistica, al punto di ritrovarsi “perseguiti” anche mediaticamente proprio da costoro. Non è una novità tra i colleghi l’aver rilevato che ogni qualvolta gli animi si infervoravano tra gli ospitati (il più delle volte a causa delle lungaggini burocratiche connesse) piuttosto che trovare negli appartenenti alle ONG un naturale canale di mediazione trovassero invece “fotoreporters dell’ultimo momento” che defilandosi fisicamente ed impugnando smart-phones e videocamere, stavano lì in attesa del “momento” con cui eventualmente sottoporre alla crocifissione gli operatori lì presenti. Dando loro la caccia quasi attendendo il “casus” da portare in giro su ogni emittente televisiva o quotidiano.
In tutti questi anni i colleghi non hanno mai assistito a nessun genere di tortura elettrica, manuale o “a carbone” che sia e se mai questo si fosse verificato proprio loro per primi avrebbero agito per come le leggi di questa Repubblica impongono.
E’ proprio per questo che loro, ma anche noi, per primi hanno il diritto di conoscere dai rappresentanti di Amnesty International se mai è stata presentata una denuncia o se mai hanno identificato alcun autore dei misfatti che pubblicamente oggi dichiarano.
Noi per primi vogliamo conoscere il nome di questo eventuale criminale perché noi per primi sentiamo il dovere di escluderlo dalla nostra cerchia professionale.
Ma se nel caso Amnesty International avesse basato il suo “rapporto” sulle sole e mendaci dichiarazioni di qualcuno abbiamo il dovere di respingere fermamente al mittente le accuse rivolte ed il diritto di perseguire chi è autore di calunnie così tanto mendaci da rasentare la fantascienza.
Per queste motivazioni, caro Segretario Provinciale, ti chiediamo di veicolare attraverso quei canali che riterrai idonei, il presente documento affinché non solo venga smascherata una così enorme menzogna ma anche perché venga riconosciuta istituzionalmente (e non solo) gratitudine a quei ragazzi in giacca blu che da buoni colleghi e da splendidi esseri umani ogni santo giorno manifestano essere tra i migliori poliziotti d’Italia.
Sarebbe per noi molto gratificante apprendere che anche dai vertici dipartimentali non ci si dimentichi di quelli che sono i colleghi più a sud d’Italia e di quella stessa Europa che oggi ci ignora.
Ringraziandoti anticipatamente ti porgiamo i nostri migliori saluti.
Palermo 05/11/2016
La Segreteria di Base c/o l’XI Reparto Mobile
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